Giandomenico Lombardi

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Lo stipendio pagato quando ti pare —

Anche oggi lavorerò tutto il giorno e non verrò pagato. Questa storia va avanti da giorni – anzi, che dico, da settimane. E non va avanti perché l’azienda per cui lavoro si comporti particolarmente male – tutt’altro, sono molto fortunato – bensì perché siamo abituati all’idea che sia normale per un impiegato lavorare ogni giorno senza essere pagato, per poi ricevere i soldi tutti in una volta una volta ogni mese. Questa prassi ha ragioni tradizionali, legate al modo in cui si sono sempre fatte le cose, e altre più burocratiche e logistiche, per quanto non esattamente insuperabili nell’anno 2014. La conseguenza, specie in tempi di crisi economica, è che molte persone si ritrovano alla famosa terza o quarta settimana senza soldi per pagare le bollette o fare la spesa o far fronte a un’emergenza o fare quello che vogliono, sebbene quei soldi tecnicamente li avrebbero già guadagnati lavorando: ma li avranno solo alla fine del mese. Pensate a quanto è assurdo: alcuni – più di alcuni – addirittura si indebitano, prendendo in prestito dalle società finanziarie denaro che dovranno ripagare con gli interessi, solo perché non possono avere accesso a soldi che hanno già guadagnato.

Una delle società che ho visitato negli Stati Uniti si chiama ActiveHours. Il suo fondatore si chiama Ram Palaniappan e prima lavorava come dirigente di una grande azienda: sapeva che alcuni suoi colleghi avevano problemi del genere e li aiutava prestandogli dei soldi con regolarità, sapendo che loro glieli avrebbero restituiti una volta ricevuto lo stipendio. Poi ha deciso di farne un business e ha fondato ActiveHours, che concretamente è un’app per smartphone. Ti iscrivi, presenti la tua busta paga e produci un RID, così che loro abbiano accesso al tuo conto corrente. Se vuoi, quando vuoi, apri l’app e chiedi di avere dei soldi. L’app ti fa vedere quanti soldi hai guadagnato ma non hai ancora ricevuto dal tuo ultimo stipendio; tra questi, puoi prelevare un massimo di 100 dollari al giorno. Come fosse un bancomat. Quando ti sarà versato lo stipendio, ActiveHours si riprenderà i soldi che ti ha prestato. Bello no? Ed ecco la cosa grossa: non ci sono commissioni né interessi.

ActiveHours, che per ora funziona solo negli Stati Uniti, non è una onlus: il suo obiettivo è lo stesso di ogni azienda, cioè fare profitti. Ogni volta che ActiveHours ti presta dei soldi, puoi decidere se lasciare una “mancia” e quanto. Vuoi lasciare di mancia l’equivalente di un caffè? O una birra? O un hamburger? Sei il benvenuto. Se non vuoi, non è obbligatorio: puoi anche non lasciare nulla e restituire ad ActiveHours l’esatta cifra che ti era stata prestata. Il meccanismo funziona. ActiveHours lo scorso luglio ha raccolto dagli investitori più di 4 milioni di dollari e già oggi i suoi costi sono inferiori ai suoi introiti. Palaniappan spiega che che i cosiddetti free riders – quelli che usano il servizio senza dare mai una mancia – sono pochissimi: le persone che usano ActiveHours e lo trovano utile sanno che la loro “mancia” è indispensabile perché il servizio continui a esistere.

activehours

Il discorso da qui si potrebbe allargare: Palaniappan dice che uno studio condotto su 75 milioni di americani ha dimostrato che le persone tendono a spendere più responsabilmente se gli vengono dati pochi soldi alla volta, a intervalli di pochi giorni, piuttosto che tutti in un grosso gruzzolo una volta ogni mese. Nel secondo caso tendono a spendere per cose superflue nei primi giorni o nelle prime settimane, per poi far fatica anche con l’acquisto di beni primari subito prima di ricevere lo stipendio. Ma il punto non è questo, secondo me: il punto è che siamo tutti diversi e ognuno dovrebbe essere libero di gestire come vuole i soldi che ha guadagnato: compreso decidere cosa fare del proprio TFR, a proposito. E poi che c’è un servizio che è una buona idea, che non prevede una tariffa fissa, e che anzi può essere utilizzato senza pagare nessuna tariffa, e pare che funzioni.

Credits: Francesco Costa


Categorised as: Informatica



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